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Domenica, 21 Febbraio 2021

Cyberbullismo

Il bullismo è un fenomeno ben noto, anche se purtroppo sottovalutato ed etichettato spesso come “bravata” o “cose da ragazzi”, minimizzando un problema serio e diffuso. A caratterizzare il bullismo è lo stato potere e controllo che il bullo assume nei confronti di un altro soggetto, considerato più debole o diverso e per questo soggetto a violenza, che può assumere varie forme, da quella verbale a quella fisica.

Il cyberbullismo risponde allo stesso intento, ossia insultare ed umiliare un altro individuo per elevare il proprio status. Le modalità con le quali il cyberbullismo si realizza derivano dall’utilizzo degli strumenti messi a disposizione dal web, tra i quali i social network (Facebook, Instagram, Twitter, YouTube …) e le applicazioni di messaggistica istantanea (WhatsApp, Telegram, WeChat, Messenger …).

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La creazione di questo nuovo istituto con legge 76/2016 è avvenuta sotto la forte spinta della CEDU (ancora nel 2010 e poi nuovamente nel 2015), che aveva rilevato come in Italia mancasse qualche tipo di tutela di un’unione familiare fra soggetti dello stesso sesso.

Così, al fianco dell’istituto del matrimonio, nel Codice civile appare l’unione civile, con la quale una coppia (non necessariamente costituita da due soggetti dello stesso sesso, essendo possibile l’unione anche alle coppie eterosessuali) regolarizza il proprio status. Possiamo elencare le principali differenze fra i due istituti, individuando in questo modo le ragioni per cui il Legislatore non ha preferito estendere semplicemente il matrimonio a persone dello stesso sesso.

L’unico regime patrimoniale ammesso è la comunione dei beni; il divorzio è ammesso anche solo per volontà di una delle parti (anche se non è specificata una procedura in caso di dissenso), mentre la separazione non è contemplata; non sono stati estesi il lutto vedovile, il dovere di fedeltà (sul quale si fonda invece il matrimonio civile); non si istaurano rapporti di affinità; non è possibile l’adozione o l’affido.

Risulta chiaro che il Legislatore immaginava questo rapporto nascente dalle unioni civili come fine a se stesso e non improntato alla creazione di una famiglia, così come intesa e tutelata dalla Costituzione ex art. 29, per il quale la famiglia è fondata sul matrimonio e sulla capacità potenziale a generare.

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Mercoledì, 25 Novembre 2020

Giornata contro la violenza sulle donne

25 novembre: giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Di Giulia Piccolo

Ogni volta che si parla di questa ricorrenza, due domande, collegate fra loro, mi vengono alla mente: perché serve una tutela speciale per la violenza contro le donne? E, chi è il soggetto violento?

 

Inasprire la legge sugli abusi e farla diventare una norma contro l’odio di genere serve. Serve perché è necessario evidenziare un problema esorbitante, che sta sotto gli occhi di tutti, e che tutti spesso fanno finta di non vedere.

La legge 69/2019 è definita “Codice Rosso”, nome che da una parte indica la gravità e dall’altra anche la necessità di adottare tempestivamente provvedimenti di protezione.

Questa legge introduce delle novità, sia creando nuove fattispecie di reato, sia modificando le procedure susseguenti la denuncia. Tra i vari reati che rientrano nella macrocategoria “violenza” troviamo ora lo sfregio permanente del volto, il matrimonio forzato e il cd revenge porn, ossia la pubblicazione, solitamente su social e siti internet, di foto e video a contenuto sessuale esplicito senza in consenso dell’altra parte. Il Codice Rosso si estende inoltre anche a tutti gli altri reati concernenti il genere della vittima, tra i quali maltrattamenti, violenza sessuale, atti sessuali con minori e atti persecutori (stalking).

Codice Rosso è immediatezza. Si prevede infatti che la Polizia, con una semplice notizia di reato, informi il Pubblico Ministero, senza formalità, quindi anche oralmente. Questo permette di accelerare l’iter di indagine, poiché in soli tre giorni la notizia di reato deve essere iscritta e nello stesso termine devono essere raccolte le informazioni dalla persona offesa. In questo modo, riducendo tutti i termini procedurali, è possibile per la macchina giudiziaria predisporre anche misure cautelari e di protezioni, perché l’obiettivo primario è la sicurezza della vittima. Ciò che è fondamentale è che la vittima non possa subire ritorsioni, non incorra in pericoli ulteriori.

Per fare questo è fondamentale, come prevede Codice Rosso, che le Forze dell’Ordine siano adeguatamente formate per prevenire e perseguire questo tipo di reati, così subdoli, difficili da individuare. La fiducia nelle Autorità è una condizione necessaria affinché questo meccanismo funzioni, per questo chi deve proteggere deve essere capace, preparato, sensibile.

Le persone che subiscono violenza da parte di familiari, compagni, persone che dovrebbero essere importanti nella loro vita, e trovano la forza per denunciare o sono aiutati da chi sia accorge della loro situazione, sono persone fragili. Hanno paura delle conseguenze delle loro azioni, delle loro denunce. Spesso provano vergogna nei confronti della loro condizione. Per questi motivi non devono e non possono essere lasciate sole e non devono essere prese alla leggera le loro parole.

Infatti, non sempre la violenza appare con riscontri fisici, come nel caso delle percosse. Violenza è anche e soprattutto la soggezione psicologica, il controllo, il clima di paura e la manipolazione. Una donna può non essere abusata fisicamente, ma essere comunque oppressa da un compagno morbosamente geloso, che controlla chi incontra, le vieta di frequentare determinate persone, sminuisce la sua persona, denigrandola.

 

Prendendo in considerazione i dati raccolti dall’ISTAT nel periodo marzo-giungo 2020 (consultabili nel sito dell’Istituto Nazionale di Statistica), si può notare come le denunce effettuate al numero 1522 in relazione al tipo di violenza subita riguardino in maggioranza la violenza fisica (3.004), e che la violenza psicologica è stata segnalata ben 2.258 volte (tav.13). Questi numeri, allarmanti, mettono proprio in evidenza quanto appena detto.

Non stupisce quindi che i motivi per cui una vittima non sporga o ritiri la denuncia (tav.16) siano proprio la paura del violento, la mancanza di un posto sicuro dove poter trovare rifugio e la mancanza di fiducia nelle forze dell’ordine (alcune vittime dichiarano inoltre di non aver sporto denuncia a seguito proprio dell’invito delle forze dell’ordine). Anche se il primo motivo segnalato è il non voler compromettere la famiglia (969). Questo dato riprende il tema della vergogna, la paura di esporsi, di diventare oggetto di discussione e anche quel sentimento che molte vittime di violenza provano, ossia il fatto che si colpevolizzano di ciò che invece subiscono e di cui non possono quindi avere colpa.

 

Infine, riprendendo la seconda domanda dell’introduzione, chi sia il soggetto violento, la tav.21 fornisce la risposta più spaventosa e che purtroppo tutti conosciamo: il coniuge, quindi il convivente, figli e genitori. Sì, a farti del male è proprio chi ti dovrebbe amare sopra ogni cosa.

 

Cosa di può fare per migliorare questa situazione? Uno degli strumenti più efficaci è la sensibilizzazione, attraverso l’azione di associazioni, campagne, testimonianze: educare al rispetto, fin dalla giovane età, educare all’amore vero, quello che chiede di sostenere e non ferire o prevaricare, educare semplicemente.

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Sabato, 14 Novembre 2020

Giulia Piccolo

Laureata in Giurisprudenza, vivo in un piccolo centro in provincia di Padova.

Da sempre interessata alla storia e al diritto, mi piace pensare di utilizzare questi due strumenti per cercare di capire come funziona il mondo. E le persone che ci vivono soprattutto.

 

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Martedì, 03 Novembre 2020

Sull’aborto e l’autodeterminazione

Sull’aborto e l’autodeterminazione

Di Giulia Piccolo

Il tema dell’interruzione volontaria di gravidanza è risalente e ha sempre comportato accesi dibattiti ai limiti fra diritto, politica e religione. L’aborto indotto, ossia quello terapeutico in vista della salvaguardia della vita della donna, e quello elettivo, scelto dalla donna indipendentemente da ragioni strettamente mediche, è tutt’oggi oggetto di opinioni di ogni sorta. Lungi dal voler dare un giudizio sulle opinioni personali di ognuno, il dato da rilevare riguarda l’ignoranza che aleggia attorno all’argomento.

Nonostante vi sia in Italia una legge, nota a tutti come legge 194 del 1978, che dispone le modalità di esecuzione dell’interruzione di gravidanza, l’aborto rimane una pratica discussa e spesso fortemente condannata, in particolar modo a livello morale.

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